Barbie e Bratz - Le Fashion Dolls piu ricercate al mondo

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Barbie  

Non ho mai posseduto una Barbie




Vetrina di un negozio dove sono in vendita numerose barbie

Questa è una delle piccole-grandi mancanze della mia infanzia: non aver mai giocato con una bambola come la Barbie. Ricordo che quando è arrivata in Italia io ero ormai troppo grande per averne una, ma guardavo con un sospiro di tristezza le bambine più piccole che ci giocavano. Bella, la Barbie. Diversa da tutte le altre bambole che fino ad allora avevano costellato il mondo dei giochi delle bambine della mia età. Innanzitutto si poteva cambiare d’abito per tutte le varie occasioni, poi quel visetto con il nasino all’insù e lo sguardo…che sembrava andare oltre ogni orizzonte visibile agli occhi di noi umani. Neanche il famoso Ken, secondo me, ha mai ricevuto da lei un vero sguardo di apprezzamento! Barbie era la bambola del futuro, quella che ha poi aperto la strada a tante altre serie che oggi conosciamo bene.

Ricordo che sbirciavo negli scaffali dei negozi di giocattoli, facendo finta di niente, sempre più incuriosita dal mondo che costituiva la vita di questa bambola bionda che man mano si espandeva sotto i miei occhi stupefatti. Così, a fianco di questa biondina che aveva l’aria di saperla lunga, si affiancarono, senza soluzione di continuità, l’eterno fidanzato Ken, la sorellina Skipper e poi la casa con i mobili in miniatura, il camper, le automobili…. Ritornando sui vestiti, Barbie ne aveva per tutte le occasioni e le stagioni, accessori compresi! Dal Safari alla serata in discoteca, Barbie, sotto abili mani di bambine che decidevano cosa farle fare, era in grado di trasformarsi in un nanosecondo ed essere sempre perfetta per l’occasione che di volta in volta le si presentava. Ricordo molto bene le confezioni di vestiti ed accessori di ricambio, oggi reperibili nei mercatini come oggetti vintage degli anni ’70 – ’80, che davano un ulteriore tocco di innovazione a colei che è stata la vera svolta nella storia delle bambole.

Stivaloni bianchi, scarpe con tacchi larghi, gonne a fiorellini, corti top o lunghe t-shirt: la sua moda si evolveva in base alle richieste di mercato, mentre le bambine continuavano ignare a scioglierle i capelli, pettinandola con mini spazzole e mini pettini, inconsapevoli di far parte di un pezzo di storia del giocattolo che ha coinvolto un’intera generazione. Possedere una Barbie per una bambina di allora corrispondeva ad avere in tasca il passaporto per andare incontro al futuro nel campo del gioco che, in generale, ha subito una trasformazione molto rapida dalla Barbie in poi. Le versioni sono state molteplici e le funzioni che assumeva di volta in volta erano sempre variabili. Barbie offriva il the alle amiche, poi faceva shopping con la sorellina ed infine, in un attimo, era pronta per un viaggio in camper con il suo amato Ken. Cosa altro poter desiderare, in considerazione del fatto che i bambini si stancano spesso di fare lo stesso gioco? Il lato più affascinante della Barbie era proprio questo: il gioco non finiva mai, c’era sempre qualcosa di nuovo da inventare, da vivere insieme a lei ed ai personaggi che la seguivano fedelmente in ogni avventura.

Ed eccomi lì, nei miei ricordi di allora, a rimirare i boccoli d’oro di questo personaggio fantastico che avrei voluto avere e non sono riuscita a vivermi per uno scarto di un paio d’anni che, anche se sembrano pochi, in quella fascia di età sembravano dei colossi insormontabili. Oggi, quando mi aggiro nei mercatini della mia città, mi capita di trovare fantastiche Barbie in vendita per collezionisti e appassionati. Sarà anche bello averle esposte in vetrina, ma averci trascorso l’infanzia insieme credo sarebbe stata tutta un’altra storia.

Chi di voi non ricorda l’apparizione della Barbie Pediatra sugli scaffali dei negozi di giocattoli? Io la ricordo come fosse ieri: la casacca con scritto Dr. Barbie, il classico stetoscopio intorno al collo, il termometro, i neonati con le immancabili copertine che teneva teneramente tra le sue braccia, la borsa da medico con il cuore dentro alla consueta croce che appare su tutte le riproduzioni di accessori medici…. Interessata dal nuovo modello, osservavo con attenzione tutti i dettagli che mi incuriosivano così tanto! Ricordo addirittura l’otoscopio e una medicina, complemento indispensabile, soprattutto agli occhi dei bambini, per una professionista che cura i neonati e i bambini! La treccia sbarazzina, che si poteva sciogliere per poi riannodare, dava una sensazione di dolcezza nei confronti degli occhi semichiusi dei neonati che aspettavano di essere curati, anche se allo stesso tempo si poteva avere l’impressione che mancasse la “serietà” dei capelli legati, ma forse lo pensavo solo io, perché si sa che le bambine amano molto i capelli sciolti sulle spalle e la possibilità di legarli e slegarli ogni volta che lo ritengano utile o necessario. Questa dei capelli è stata secondo me, in assoluto, una delle caratteristiche fondamentali delle Barbie affinché le bambine le apprezzassero ancora di più.

Nel tempo, infatti, i capelli degli altri modelli sono stati concepiti per poter essere allungati od accorciati, colorati ed acconciati in moltissimi modi, senza per questo mutare i lineamenti dolci e seducenti del viso. Ma, per tornare al modello di Barbie pediatra, chi da piccola non ha sognato almeno una volta di diventare un “medico dei bambini”? Con la Barbie pediatra questo diventava possibile ed il gioco poteva andare avanti per ore, utilizzando tutti gli accessori che aveva in dotazione ed inventando in un contesto fantastico tutte le cure e i medicamenti che potevano aiutare la pediatra a curare i neonati. I jeans “a zampa di elefante” e la camicia rosa stavano ad indicare una tenuta casual, ma non “casuale”! Il rosa infatti, colore in assoluto prediletto dalle bambine, aveva un duplice significato simbolico, ossia quello di presentarla come una donna, per le bambine simbolo di mamma, e quello di sottolineare la tenerezza con la quale si approcciava a curare i neonati.

I jeans, con un taglio tipico della moda dell’epoca, avvicinava molto il personaggio alla realtà di tutti i giorni. Il messaggio che traspariva piuttosto chiaramente da questa bambola poteva riassumersi in “Basta con il camice bianco a tutti i costi! Basta con la paura del dottore! ” Il sorriso dolce ed accattivante e questa “mise” controcorrente ha aiutato i bambini ad immaginare che in fondo un medico potesse essere anche così, con la voglia di mettersi al livello dei piccoli ammalati senza perciò spaventarli. In questo caso la Barbie pediatra, secondo me, può essere definita un aiuto contro lo spauracchio del vero pediatra, o medico che sia, insomma quello che spesso fa paura a priori, dimostrando che si può identificare chi cura con una persona che dalla propria borsa tira fuori innanzitutto un sorriso e tanta dolcezza per non incutere terrore nei suoi piccoli pazienti. Infatti non è un caso che sulla sua borsa, disegnato in mezzo alla croce, appare un cuore: non è un dettaglio trascurabile, anzi, ricordo che fu una delle cose che notai per prima.

E immagino che questo simbolo lo abbiano, più o meno coscientemente, notato buona parte delle bambine che ci hanno giocato: curare sì, ma soprattutto con amore e tenerezza: sono questi i primi strumenti che questa pediatra offre ai suoi piccoli utilizzatori prima ancora dei veri strumenti da medico. Grazie, Barbie pediatra, a nome di tutti i bambini che hanno potuto affrontare e superare la paura atavica nascosta nella frase “ora ti porto dal dottore! ”.





 


 














 

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