Il caos sulla questione Muraro


Continua a far parlare di sé l’amministrazione romana diretta dalla sindaca Virginia Raggi, del M5S; dopo le cinque dimissioni arrivate in poche ore, infatti, è adesso il caso dell’assessora Paola Muraro, indaga per traffico illecito di rifiuti, abuso d’ufficio e truffa, a farla da padrone sui rotocalchi nazionali. La situazione è diventata sempre più complessa soprattutto a causa della poca trasparenza avuta dal Movimento 5 Stelle nella gestione del caso che ha fatto mancare una versione dei fatti univoca e permesso alla stampa del paese di pubblicare diverse indiscrezioni e ricostruzioni dalla dubbia affidabilità.

Paola Muraro è stata iscritta al registro degli indagati lo scorso 21 aprile per alcuni fatti contestati che sarebbero avvenuti nel corso dei 12 anni nei quali era consulente di AMA, l’azienda che gestisce la raccolta rifiuti della capitale; successivamente, l’assessora avrebbe richiesto, vedendoselo negato per due volte, l’accesso agli atti; la terza richiesta veniva invece esaudita il 18 luglio, e in quell’occasione la Muraro apprendeva di essere sotto indagine. Quando accadeva questo, aveva già avuto la sua nomina per il ruolo istituzionale a Roma, che era arrivata il 7 luglio. E’ da qui in poi che le cose si fanno abbastanza confuse, per via delle diverse versioni messe in campo. Durante l’audizione che ha avuto luogo ieri, 5 settembre, presso la commissione parlamentare di inchiesta sulle Ecomafie, sia Virginia Raggi che Paola Muraro hanno ammesso di essere a conoscenza dell’indagine ai danni di quest’ultima appunto dal 18 luglio.

Il primo problema sorge quindi sulle dichiarazioni della sindaca che, il 10 agosto, aveva dichiarato ai microfoni del Tg1 che l’eventualità di un avviso di garanzia per la Muraro “è un’ipotesi al momento irreale. Se si dovesse verificare valuteremo”; su questa differenza ha giocato molto quanto sostenuto sia da Raggi che da Muraro nel corso dell’audizione, marcando il più possibile la differenza fra un avviso di garanzia, che è la comunicazione che il pm invia alla persona indagata quando il pm compie un atto a cui l’indagato ha diritto o l’obbligo di assistere, e la procedura di accesso agli atti seguita invece dalla Muraro. Tuttavia, l’accusa che molti muovono verso la sindaca, è quella di non aver informato il M5S né il pubblico della situazione della Muraro anche dopo averla appresa; il direttore de ilfattoquotidiano.it, in un articolo di oggi, ha invitato Raggi a smettere “di giocare sulle parole” e di “presentarsi in consiglio comunale e ammettere il suo grave errore” chiedendo scusa agli elettori.

Un’altra questione spinosa sull’argomento è la discussione nata su quanto i vertici del movimento sapessero della vicenda Muraro. La sindaca, in prima istanza, aveva infatti dichiarato di aver informato, appena appresso delle indagini a carico di Muraro, i vertici del partito, il così detto direttorio, composti da Luigi De Maio, Alessandro Di Battista, Carla Ruocco, Carlo Sibilia e Roberto Fico ; questi ultimi, tuttavia, hanno risposto a queste dichiarazioni negando di essere mai venuti a conoscenza della vicenda aggiungendo di non aver saputo per tempo neanche che Muraro avesse fatto richiesta di accesso agli atti. A quel punto, Raggi ha corretto il tiro dicendo di aver avvertito “alcuni parlamentari” del Movimento, facendo i nomi di Paola Taverna e Stefano Vignaroli e citando poi “un eurodeputato e di un consigliere regionale” senza farne i nomi; tuttavia, sia Taverna che Vignaroli hanno negato a loro volta di essere stati informati.